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Cannabis light illegale, secondo il governo Meloni-Salvini

cannabis light illegale

Negli ultimi anni, il dibattito sulla cannabis light in Italia ha assunto un ruolo centrale nel discorso politico e sociale. La cannabis light, contenente bassissimi livelli di THC (il principio psicoattivo), è stata considerata una possibile soluzione per il controllo del mercato illegale e per offrire un’alternativa sicura e benefica ai consumatori, soprattutto considerando i suoi estratti, come l’olio CBD.

Tuttavia, l’attuale governo Meloni-Salvini ha intrapreso una crociata contro questa pianta straordinaria, basando le sue decisioni su pregiudizi e su una chiara mancanza di comprensione scientifica.

Questo articolo metterà in luce l’ottusità e l’ignoranza di questo approccio, evidenziando l’assenza di basi scientifiche nelle politiche adottate.

La cannabis light: cos’è e quali sono i suoi effetti

Prima di approfondire le decisioni politiche, è essenziale comprendere cosa sia la cannabis light. Questa variante della cannabis contiene livelli molto bassi, o addirittura inesistenti, di THC, generalmente inferiori allo 0,2-0,6%, e quantità più elevate di CBD, un cannabinoide non psicoattivo noto per i suoi potenziali benefici terapeutici. Gli studi hanno dimostrato che il CBD può avere effetti positivi su ansia, dolore cronico, infiammazione e altre condizioni mediche senza indurre l’euforia associata al THC.

Il contesto politico e la crociata contro la cannabis light per renderla illegale

Nel contesto politico italiano, la coalizione di governo guidata da Giorgia Meloni e Matteo Salvini ha adottato una posizione fortemente proibizionista, chiedendo al parlamento di rendere la cannabis light illegale. La loro retorica si basa su una visione moralistica e conservatrice, associando qualsiasi forma di cannabis al degrado sociale e alla criminalità. Questa posizione non tiene conto delle differenze tra la cannabis ricreativa ad alto contenuto di THC e la cannabis light.

La decisione di vietare la vendita di cannabis light e derivati si basa su affermazioni non supportate da evidenze scientifiche, come l’idea che la cannabis light sia una “porta d’ingresso” verso droghe più pesanti. Numerosi studi hanno smentito questa teoria, dimostrando che non esiste alcuna correlazione causale tra l’uso di cannabis light e il passaggio a sostanze più dannose. Inoltre, il mercato legale della cannabis light offre un’alternativa sicura e controllata rispetto ai prodotti venduti illegalmente, che possono contenere contaminanti pericolosi.

Ignoranza e pregiudizio: così la cannabis light diventa illegale

Le politiche proibizioniste del governo Meloni-Salvini sono radicate in una profonda ignoranza e pregiudizio verso la cannabis. Questa mancanza di conoscenza è evidente nel modo in cui i leader di governo parlano della cannabis, spesso confondendo termini e concetti fondamentali. Ad esempio, Matteo Salvini ha dichiarato che “la droga è droga”, ignorando le differenze tra sostanze con effetti psicoattivi molto diversi e implicazioni legali diverse.

Questo approccio miope e monolitico non solo ignora la scienza, ma anche le testimonianze e gli studi di esperti nel campo della salute pubblica, della criminologia e dell’economia. Studi accademici e ricerche di settore mostrano che la regolamentazione della cannabis light potrebbe portare a benefici economici significativi, creando nuovi posti di lavoro e generando entrate fiscali. Inoltre, una politica di regolamentazione potrebbe ridurre la pressione sul sistema giudiziario e carcerario, attualmente sovraccaricato da reati legati alla droga di basso livello.

Uno studio del 2019 presso la York University, ha dimostrato che la libera vendita di cannabis light ha ridotto del 14% le attività criminali legate al traffico e allo spaccio di marijuana illegale, sottraendo alle organizzazioni mafiose fino a 170 milioni di euro all’anno. La cannabis legale ha dimostrato quindi di essere un ottimo strumento per contrastare il mercato nero legato allo spaccio e per aumentare la sicurezza pubblica.

L’Evidenza scientifica ignorata

Uno degli aspetti più critici della politica proibizionista è la totale ignoranza delle evidenze scientifiche. Numerosi studi hanno dimostrato che la cannabis light non rappresenta un rischio significativo per la salute pubblica. Al contrario, il CBD contenuto nella cannabis light ha mostrato potenziali benefici terapeutici in molte aree della medicina.

Ad esempio, una revisione sistematica pubblicata nel “Journal of Clinical Psychology” ha evidenziato che il CBD può essere efficace nel trattamento dei disturbi d’ansia. Allo stesso modo, uno studio pubblicato su “European Journal of Pain” ha dimostrato che il cannabidiolo può ridurre il dolore e migliorare la qualità della vita nei pazienti affetti da dolore cronico. Ignorare queste evidenze significa privare i cittadini italiani di potenziali opzioni terapeutiche sicure ed efficaci.

Infatti bisogna vedere il problema di un eventuale divieto anche dalla prospettiva di chi utilizza il CBD. Purtroppo ci sono persone costrette a convivere con patologie croniche, anche di una certa gravità (epilessia, Parkinson, malattie autoimmuni, fibromialgia, ecc.) che non potendo più acquistare prodotti al CBD in Italia, sarebbero obbligati a rivolgersi al mercato estero, con aggravio di costi e, magari, con prodotti non controllati e potenzialmente dannosi.

Esponenti di governo, come Meloni, Salvini e Schillaci (ministro della salute nonché MEDICO) che, accecati da pregiudizi e fini propagandistici, non arrivano a comprendere il danno che arrecano a tutti quelli che basano il loro benessere anche sul CBD, non sono degni di occupare il posto in cui si trovano, mettendo a repentaglio il diritto costituzionale alla salute di migliaia di cittadini.

La Disinformazione e le conseguenze sociali

Il proibizionismo del governo Meloni-Salvini non solo ignora la scienza, ma contribuisce anche a diffondere disinformazione tra il pubblico. La retorica allarmistica e le dichiarazioni infondate creano un clima di paura e stigmatizzazione intorno alla cannabis light. Questo ha gravi conseguenze sociali, portando a discriminazione e marginalizzazione dei consumatori di cannabis light e delle persone coinvolte nel settore legale della cannabis.

Inoltre, questa disinformazione impedisce un dibattito informato e costruttivo sulla regolamentazione della cannabis in Italia. La mancanza di una discussione basata su dati e fatti rende difficile trovare soluzioni efficaci e condivise per affrontare le questioni legate all’uso e alla regolamentazione della cannabis.

Le Implicazioni economiche del proibizionismo

Le politiche proibizioniste dell’attuale governo, non solo mancano di basi scientifiche, ma sono anche economicamente dannose e devastanti. Il settore della cannabis light ha il potenziale di creare molti nuovi posti di lavoro e generare entrate fiscali significative. Secondo una stima della Coldiretti, l’associazione nazionale dei coltivatori, il mercato della cannabis light in Italia oggi vale circa 150 milioni di euro all’anno ed è in crescita. Questo senza considerare il potenziale per l’esportazione di prodotti di alta qualità.

Oltre al fatto che le circa 11.000 persone attualmente occupate nell’intera filiera della canapa, che hanno investito e stanno investendo fiori di quattrini, vedrebbero svanire i sacrifici fatti e finire sul lastrico. Siamo sicuri che questo governo tuteli il benessere dei cittadini? O, piuttosto, infischiandosene di rovinare gli altri, i suoi esponenti perseverano in personali e medievali “caccia alle streghe”, accusando di eresia tutti quelli che osano adottare metodi basati sulla conoscenza e sul sapere?

Inoltre, la regolamentazione della cannabis light potrebbe ridurre i costi legati alla repressione del mercato illegale. Attualmente, le risorse delle forze dell’ordine e del sistema giudiziario sono spesso sprecate in operazioni contro piccoli coltivatori e commercianti di cannabis, distogliendo l’attenzione da crimini più gravi. Un approccio regolamentato consentirebbe di concentrare le risorse sulle attività criminali realmente pericolose.

Conclusione

Le politiche adottate dal governo Meloni-Salvini relative alla cannabis light sono un chiaro esempio di ottusità e ignoranza. Basate su pregiudizi e disinformazione, tali politiche ignorano le evidenze scientifiche e i potenziali benefici economici e sociali della regolamentazione della cannabis light. È urgente che il dibattito sulla cannabis in Italia si basi su dati e fatti, piuttosto che su paure infondate e retorica moralistica e propagandistica.

A questo punto la domanda è d’obbligo. Perché si accaniscono tanto sul vietare la cannabis light che possiede importanti proprietà terapeutiche e spiccate doti di purificazione ambientale e non intervengono sul consumo, ad esempio, di tabacco che miete milioni di vittime?

Secondo l’avv. Giacomo Bulleri: “Il nostro Governo, a dispetto dell’intento di promuovere e tutelare il made in Italy, propone emendamenti palesemente contrari ai principi gia affermati non solo dalla Corte di Giustizia Europea ma anche dal TAR Lazio – che ha già sancito la liceità della pianta intera. Ciò è contrario ad ogni criterio di legalitá e di certezza del diritto ed anzi credo che esponga l’Italia a possibili procedure di infrazione da parte dell’Unione Europea, data la reiterazione di tali provvedimenti.

Questo emendamento infatti, non avrebbe lo scopo di limitare la vendita delle infiorescenze, ma cancellerebbe un’intera filiera industriale che con esse non ha niente a che vedere. L’illogicità di tale emendamento è evidente se si pensa che il mese scorso l’avvocato generale della Corte di Giustizia ha ritenuto ammissibili al premio PAC anche le coltivazioni di fiori indoor. Il che esclude di per sé ogni profilo di illiceità. Non si comprendono le basi logiche e giuridiche di questo emendamento.”

Un approccio informato e razionale alla cannabis light non solo migliorerebbe la salute pubblica, ma potrebbe anche creare nuove opportunità economiche e ridurre la pressione sul sistema giudiziario e su quello sanitario. Per fare questo, è necessario un cambiamento di paradigma che metta al centro la scienza e l’evidenza, piuttosto che il pregiudizio ,l’ignoranza e le convinzioni (sbagliate) dei politici.

Ci auguriamo che il governo italiano smetta di demonizzare questa magnifica pianta, vittima di pregiudizi e falsi miti, e inizi ad avere un approccio più razionale affidandosi gli esperti e analizzando i dati scientifici disponibili. Solo attraverso un’osservazione basata sulla conoscenza e la comprensione, l’Italia potrà sviluppare politiche efficaci e giuste in materia di cannabis, così come avviene in altri Paesi più progrediti.

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